Questa è la mia proprietà ...Due volte al giorno la percorro...come il gatto nero di Poe

Fiocchi di neve
Cresce grande il pupazzo
Candido gioco
Occhi come bottoni
Naso arancio a carota
Mettono i bimbi
Cappello e sciarpa rossa
Rami per braccia
Con luci colorate
La notte di Vigilia

Goffo e felice
Scende giù dal camino
Portando i doni
Per i bambini del mondo
Lunga è la bianca notte
Latte e biscotti
Assaggia dal tavolo
Babbo Natale
Che il bambino impaziente
Su un piatto ha preparato
E con questo auguro a tutti voi Buon Natale!!!!
Che sia per chiunque passi per di qua un Natale ricco di gioia e felicità assieme ai propri cari....

Non me ne rendevo conto. Mi sentivo leggera. Libera di andare o di restare. Sentivo i miei passi cavalcare i secoli come orme leggere sulla neve, come se il tempo o lo spazio, per me, ormai, non contassero più nulla.
Indossavo ancora la mia veste bianca di pizzo, quella lunga, che mi faceva sentire bella e amata. Frusciava alle mie spalle, sulla nuda pietra del pavimento, logora e ingiallita, incrostata di fango e polvere.
Gli occhi stanchi e le palpebre pesanti mi invitavano a dormire, sdraiarmi in un angolo di una delle tante stanze di questa antica dimora e riposare a lungo. Assorta. Rapita e distante. In uno stato di sospensione interrotto e maltrattato da ricordi frammentati, lampi di luce e buio che si alternano dispettosi fra le piaghe annerite della mia mente. Mi asciugavo la fronte e gocce evanescenti di liquido rosso accarezzavano i miei diafani polpastrelli. Piccole vermiglie scie scorrevano lungo le mie dita fino al palmo della mano e precipitavano, leggere, sul mio candido abito. Non capivo. Le guardavo incredula sogghignando e inclinando la testa di lato.
Iniziavo ad urlare e nessuno mi udiva. Urlavo più forte spalancando la bocca rivolta al cielo della notte ma solo il vento rispondeva al mio richiamo. Di nuovo urlavo e piangevo. Dai miei occhi colavano lacrime fredde come il ghiaccio che si mescolavano al sangue.
Camminavo piano spostandomi da una camera all’altra dell’edificio in cerca di un mobile, un oggetto famigliare, qualcosa di mio che non volevo lasciare, anche se nulla mi apparteneva più. L’istinto mi guidava. Una forza dentro di me che mi diceva…”Vai…qui eri tu…qui sei e qui rimarrai…”
Istanti. Attimi di fugace memoria di com’ero e di cosa sono diventata.
Lo ricordavo accanto a me, mi stringeva disperato. M’implorava, mi prometteva che non l’avrebbe più fatto. Mi diceva che non lo meritavo, che era tutta colpa sua. Non dovevo gettarmi nel vuoto. Non dovevo saltare giù dal terrazzo della nostra camera da letto. La sua camicia, coperta di voilant, le maniche morbide e larghe imbrattata di me, della mia morte. Man mano la sua voce si affievoliva, diventava un sussurro lontano, la vista si appannava e io smettevo di soffrire. Mi sono seduta su quello che una volta era il nostro letto. Qui le sue amanti non avevano potere. Soffice. Ancora calda la coperta di lana regalataci il giorno delle nozze. Mi tradiva e io lo accettavo. Mi sfuggiva. M’ignorava. Non mi amava.
Me ne sono andata per lasciarlo libero, per non essere umiliata. Di lui amavo ogni cosa e io ero il suo intralcio. Ora sono la sua dannazione. Il motivo della sua follia.

Nettare d’uva
Raccolta nel giardino
Dono degli dei
Appeso sulla vite
Regina di colore
Blu zuccherino
Dolce da assaporare
Ad occhi chiusi
Volti al tiepido sole
In un giorno d’autunno
Finalmente! Finalmente è arrivato l'autunno! Adoro questa stagione...Per il calore che si inizia a respirare varcando la soglia della propria casa, per i colori che adoro andare ad ammirare dalla cima della collina intorno a casa mia, ai piedi delle mura dei castelli di Giulietta e Romeo. Qualche metro prima di arrivare alla sommità della collina c'è un enorme masso bianco, sul ciglio della strada, sistemato sotto un grande albero....Sotto di esso, in pendenza, una distesa infinita di campi e boschi...è uno spettacolo di forme e di colori...rosso, arancio, giallo, verde...la natura che si addormenta salutando dolcemente chi l'ha ammirata nella sua sfavillante bellezza durante tutta l'estate....

Veste la terra
D’amaranto le membra
Colta dal sole
Si nasconde pacata
La stagione che va via
Con passi alati
Abbandona il suo tempo
E allunga le ombre
Al senso di nostalgia
Che l’autunno accompagna

Grido a te, luna,
Lo sconforto che di stracci m’avvolge
E m’inchino
Sopraffatta dal vello della notte
Che Atlante, titano,
Sorregge immobile
Scrutando il destino nelle stelle
Indifferente alla fatica
Di un’eternità spesa
a reggere l’assurdità del mondo,
la leggerezza dell’uomo.
Ti guardo, luna,
scolpita nella tua marmorea luce
e sospiro incerta
rivolta alla tua volontà
io, piccola mortale,
creata da un Dio vulnerabile,
con gli occhi lucidi
salati come acqua di mare
mosso e rumoroso
come un cuore in tumulto
che cerca perdono

Soffiano lievi
Mille voci del vento
Che accarezzano
Strani pensieri
vestiti della brezza
dono del sole
Sotto gli alberi
Urlanti di ricordi
Fruscio di foglie
Libere alte nell’aria

Nel viale che conduce al cimitero


Ricercata illusione
Punteggiata da perle di silenzio
Paralizzate nel vento
A modellare dune di sabbia
Di un’insolita mente
Rimasta intatta
Fra le pieghe sgangherate della follia
Colta
Da rilassata cospirazione
D’inganni.